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WING CHUN


Tre secoli e mezzo di storia, venuto alla ribalta, in occidente, negli anni settanta grazie all’opera cinematografica di Bruce Lee, considerato come uno dei più temibili sistemi di combattimento mai ideati, il Wing Chun è in realtà un’arte marziale completa, un sistema nel quale tecniche corporee, filosofia ed interiorità si fondono sino a formare un tutt’uno organico, così come un tao ji composto di yin e yang sostanzialmente differenti eppure inscindibili.
Il Wing Chun nasce in Cina e prende il suo nome da quello di una giovane donna, Yim Wing Chun o Yim Ving Tsun (Radiosa primavera), nativa del Canton. La leggenda narra di come lo stile fosse ideato e messo appunto dalla monaca buddista Ng Mui, una dei cinque monaci, detti immortali, sfuggiti alla distruzione del tempio di Shaolin, situato nella provincia dell’Honan, avvenuta ad opera dell’esercito imperiale dei Manchu, un popolo “non cinese” che sconfisse la dinastia dei Ming e ne prese il posto. Ella colpita dalla dolcezza di Yim Wing Chun le avrebbe rilevato i segreti della sua arte per consentirle di sconfiggere un malvivente locale che, attratto dalla sua bellezza, voleva prenderla, a tutti i costi, in sposa.
Di là dalla leggenda c’è la storia di un’arte marziale che nasce dallo Shaolin intorno alla metà del diciassettesimo secolo e si sviluppa autonomamente. Esso nasce dall’esigenza di contrastare combattenti fisicamente dotati e molto forti senza utilizzare forza fisica, è una delle possibili applicazioni della via della cedevolezza.
Ma cos’è il Wing Chun? Come funziona? Qual è la filosofia che è alla sua base? A queste domande cercheremo di dare una risposta analizzando lo stile indipendentemente dall’interpretazione che di esso ci danno le diverse scuole che nei secoli si sono sviluppate.
Il Wing Chun è, come dicevamo un’arte marziale completa, esso nasce come unione e sviluppo di due stili differenti lo stile della gru e quello del serpente. Quindi sin dalle sue origini racchiude in se due principi uno Yang (gru) ed uno Yin (serpente), unendo il duro al morbido, il flessibile al forte, il lato femminile a quello maschile, in un unico tao organico immobile eppure in movimento. Tutti i suoi principi sono racchiusi nelle sue forme e nelle sue tecniche che come un libro aperto si dipanano di fronte ai nostri occhi. Quindi per comprendere di cosa si stia trattando è di fondamentale importanza venire a conoscenza di come sia strutturato lo stile, della sua storia e della filosofia in esso racchiusa.

Essenzialmente il Wing Chun è uno stile atipico. Al confine fra gli stili interni e gli stili esterni, infatti, a seconda del metodo e della scuola esso può essere considerato appartenente agli uni o agli altri, in realtà contiene elementi di entrambi i due ceppi delle scuole cinesi, che in esso si fondono a formare un unico Tao perennemente in movimento.
Sicuramente esso è uno stile “Taoista”, intendendo con ciò che i suoi principi si rifanno a quelli alla base della scuola di pensiero taoista. Tutta la sua filosofia si basa sui principi della scuola taoista. In esso si ritrovano i canoni della centralità, intesi non solo secondo la teoria della linea centrale, ma molto più profondamente come capacità dell’individuo di trovare e mantenere il proprio centro, il proprio equilibrio.
Si ritrovano, in esso, i principi dello Yin e dello Yang in alcune delle loro implicazioni pratiche così come nei loro riflessi teorici. La teoria dei cinque elementi e quella dei trigrammi, sono riportate a compendio e spiegazione dei movimenti, delle rotazioni e dell’evoluzione del praticante.
Già la gru ed il serpente con il loro incarnare, reciprocamente, i principi dello Yang e dello Yin sono posti, emblematicamente, quali stili da cui il Wing Chun trae origine, o gli animali da cui esso trae ispirazione per l’evolversi dei suoi movimenti e delle sue tecniche.
In molte scuole nella pratica del Chi Sao (mani appiccicose), esercizio alla base dello sviluppo della sensibilità, tipico di questo stile, la posizione delle mani dei due contendenti, o meglio praticanti, nell’allenamento è tale che ad un movimento della gru di uno dei due sia opposto il movimento del serpente da parte dell’altro e viceversa, ciò affinché lo studente impari ad opporre sempre lo Yin allo Yang o lo Yang allo Yin. Riuscendo in tal maniera a ricondurre ogni situazione di squilibrio ad un nuovo equilibrio. Ragione per la quale, la sola rottura di un simile equilibrio produce l’effetto di condurre colui che l’ha provocata alla sconfitta inevitabile.
E’ evidente in ciò che la teoria taoista, nel Wing Chun, non trova una mera e semplice evoluzione teoretica ma al contrario trova in esso una sua estrinsecazione pratica, ossia diviene movimento e concretezza, realtà in evoluzione costante, senza regole e senza limiti.
Per ciò il Wing Chun è uno stile in continua evoluzione, pur mantenendo il suo aspetto tipicamente tradizionale esso non è statico né può essere considerato retaggio del passato. Attraverso la sua stessa teoria e filosofia, ancor prima che attraverso la sua pratica, tale stile dimostra la sua attualità, la sua capacità di adattarsi ai tempi, proponendo al praticante delle tecniche che egli potrà adattarsi addosso come un comodo vestito fatto su misura dal migliore dei sarti.
In pratica è il principio taoista dell’essere come l’acqua, adattabile ad ogni recipiente, morbida eppure inesorabilmente dirompente, capace di penetrare nei più piccoli anfratti per dimorarvi o per creare spazi più ampi, in grado di essere al tempo stesso principio assoluto di vita così come di morte, portatrice di forza ed anche impalpabile unione di Yin e di Yang, perfetta armonia.